Salviamolo sto Paese. Si può fare!

Ultimamente, più che mai si parla di riforme del lavoro e di sgravi fiscali per chi assume giovani, che sono arrivati al 40% di disoccupazione e forse lo hanno già superato. Ma i giovani d'oggi chi sono? In media sono laureati, o hanno un titolo di istruzione superiore, alcuni una specialistica o un master, ci mettiamo un periodo di esperienza all'estero. Giovani che vanno dai 18 ai 35 anni. Un imprenditore che assume un giovane tende a sottopagarlo o a pagarlo in nero. Sottopagarlo non relativamente ai minimi salariali dei sindacati, ma ai minimi di una vita degna di questo nome. Un giovane di 35 anni che prende 1'200 € al mese difficilmente riuscirà a farsi una famiglia senza l'aiuto di qualcuno. Diciamolo: è meglio andarsene in alcuni paesi esteri per soddisfare la propria vita.

E' banale dare la colpa agli ultimi 20 anni di politica, è non c'è cosa più giusta.

Se siamo a questi punti, che negli ultimi 6-7 anni 1 milione di italiani è stato costretto ad andarsene all'estero, qualcosa è andato storto. Il più delle volte sono italiani le cui famiglie hanno deciso di farli studiare. Ed ora i genitori sono costretti a perdere i loro figli perché questi non hanno speranza per il futuro in Italia. Se tutto questo non bastasse, stiamo vivendo la più grande crisi economica e ormai sociale dalla seconda guerra mondiale.

Da quanto si vede nell'aria, e da quello che si sente, dai politici del PD, PdL, SEL, Lega, ecc... l'unica soluzione è detassare il lavoro per far ripartire e risollevare l'economia. Che vuol dire?

Che assumere una persone ti costerà di meno. Uno dei modi più pratici per vedere la potenza e la grandezza di una nazione è la produzione pro-capite, cioè quanto un lavoratore è capace di produrre.

Per portare una pietra a 1 km, la possiamo caricare in spalla, mettere su una carriola, su un carro o su un autocarro. 
E' banale e scontato che da soli produciamo di più se abbiamo un autocarro, ma possiamo fare la stessa cosa se in 20 usiamo 20 carriole, oppure se in 100 carichiamo 100 schiene. Solo che quello che la pietra vale alla fine è sempre la stessa cosa, e se non abbiamo un autocarro non riusciamo a guadagnare, oppure ci accontentiamo di un pezzo di pane e possiamo portarcelo in spalle. La nostra produzione può andare da 1/100 di pietra ad 1 pietra.

La tecnologia, come l'innovazione è legata alla produzione. I governi, come il mondo dell'industria, dalla fine degli anni '80 hanno sempre preferito puntare invece sul costo della manodopera, hanno preferito avere 100 dipendenti di un autocarro. Questo ha provocato l'immigrazione da parte dei paesi africani, di manodopera a basso costo, di gente disposta a fare quello che un italiano con un pò di orgoglio non era disposto più a fare: spaccarsi la schiena e prenderselo in culo! 

Ora che siamo arrivati sull'orlo della catastrofe, e che per gli ultimi 20 anni ci siamo arricchiti, ci troviamo con il 10% degli italiani non italiani, cioè stranieri, che essendo italiani pretendono gli stessi diritti degli italiani. Per poter dar da mangiare a tutti e far arricchire sempre il Paese, il governo sta puntando a diminuire il costo del lavoro ed appianare le diversità, mettendo per la prima volta, un ministro per l'integrazione, cioè che faciliti l'unione tra le diverse culture. Tra 20 anni, non saranno più il 10% gli italiani con radici culturali non italiane, ma saranno il 30%, forse di più, e l'economia non sarà più la stessa, ma nemmeno la società che conosciamo e che base le sue radici in 30 secoli di tradizioni sarà più la stessa.

In compenso, il popolo italiano conquisterà il mondo, difatti i giovani che oggi sono costretti ad emigrare per avere una vita alla pari di quella per la quale si sono impegnati ed hanno studiato, diventeranno padri e madri, che avranno dei figli a cui insegneranno qualcosa della millenaria cultura italiana, ma una volta che torneranno in Italia vedranno che questo sarà sparito, che affianco alle secolari chiese, ai monumenti del rinascimento saranno sorti ogni genere di struttura che rappresenta le più diverse tradizioni che sono arrivate in Italia, per rendere effettivamente l'Italia uno stato di piena integrazione, dove ognuno è il ben venuto, talmente benvenuto che può fare quello che la sua cultura gli consiglia di fare.

Se questo è il futuro che ci attende, no, grazie! 

Se il governo, (inteso come governo, parlamento, sindacati, confindustria, ecc...) decidesse, ad esempio, di incentivare quello che ha reso grande questo paese, e che possa richiamare gli italiani andati all'estero forse ci potremo salvare e permettere alle nostre millenarie tradizioni di conservarsi, o per lo meno di conservarne la memoria. Se questo governo decidesse di investire i miliardi delle auto blu nella ricerca, arriveremo alla metà di quanto investe la Germania, ma arriveremo anche a dare lavoro ad oltre 500'000 ricercatori, ma facciamo che alcuni costi andrebbero per i laboratori ecc... 300'000 ricercatori, sono 300'000 italiani laureati che non decidono di andare all'estero, tra i quali ci potrebbe essere il nuovo Enrico Fermi, la nuova Montalcini, il nuovo Pascoli, ecc...

Se Napolitano decidesse, di spendere 1/3 di quello che spende per il Quirinale, arriveremo ad avere lavoro per oltre 5'000 persone che oggi sono costrette ad andare all'estero. Non sto dicendo che è colpa di Napolitano, non mi permetterei mai di infrangere la legge. Sto solo dicendo che spendiamo oltre 160 milioni di euro in stipendi per gente che pulisce per terra invece che per ricercatori, magari potremo pensare di comprare al Quirinale un paio di quei robottini pulisci tutto.

Queste persone inventerebbero nuovi medicinali e nuove cure, macchinari, software e programmi che faranno arricchire veramente l'Italia, ed un italiano tra 20 anni potrebbe produrre il doppio di quello che facciamo noi oggi, invece di produrre quello che producevano i nostri nonni. E chissà... salviamolo sto Paese: Si può fare.

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