Sogno o son desto?

College. Un gruppo di ragazzi sui 18/19 anni, età dello sviluppo e della crescita. Studenti che condividono un periodo della loro vita, per imparare e conoscersi, età che poi deciderà chi si farà una famiglia, chi proseguirà negli studi, chi andrà a lavorare, chi si arruolerà. Siamo in un futuro non molto lontano, ma i volti e gli atteggiamenti sono sempre quelli di ragazzi che si affacciano sull’età adulta. Sono di notte, in questo college stile inglese, struttura antica, campus con camere doppie, scalinate in legno. Di notte, mi sveglio, c’è qualcosa che non mi quadra, vado nei corridoi, trovo alcuni di quelli che comandano fermi, mi avvicino. 

Ci troviamo in parecchi davanti a una coppia di specchi, uno entra da una parte velocemente e ritorna dopo qualche istante dall’altro specchio, che abbiamo capito essere portali. Entra questa ragazza mora, carina, con i capelli a caschetto, con in viso un po’ di timore. Esce dall’altro portale con il viso sollevato, abbracciando la sua migliore amica e con le lacrime in volto per la gioia di potersi di nuovo riabbracciare.

Tocca a me, passo nello specchio, succede qualcosa che non capisco, mi ritrovo a non tornare indietro ma a vedere una copia di me stesso che viene spinta nel portale di ritorno dalla stessa ragazza che era tornata prima di me, il cui volto però ha qualcosa di diverso, come se sapesse qualcosa che prima non conosceva.

Un ambiente lugubre, buio, dove qualche luce sparsa segna più o meno dove andare, tipo un magazzino con dentro materiale di ogni genere, inizio a camminare, ho timore. Dove sono finito? Cos’è questo posto? Sono ancora nel campus? Perché non ci sono i miei amici? Cosa sono quegli specchi?! Domande che so solo andando avanti potranno trovare risposta. 

Scale. Le salgo, Mi ritrovo al livello più alto della struttura che scopro essere un enorme magazzino dove dentro c’è di tutto. Iniziano ad esserci più persone, molte delle quali non conosco, una copia di adulti già di qualche anno, che mi dicono essere appena arrivati anche loro. Continuo a girare per scoprire dove sono finito, trovo un gruppo di amici, una ragazza, bionda carina, ci fermiamo a parlare e i dubbi che abbiamo sono gli stessi. 

Andiamo avanti, e scopriamo un ambiente più confortevole dove stare, due luci e un paio di divani dove potersi fermare un attimo, arrivano altri ragazzi che conosciamo: scopriamo come accedere all’ambiente principale: una grande struttura, tipo campus del futuro, grandi finestre con all’esterno corsi d’acqua e una foresta ricchissima. Grandi spazi comuni, e camere doppie assegnate con scelta ad estrazione. Non esiste che un uomo e una donna non possano stare assieme nella stessa camere, anzi, nella maggior parte dei casi è così. Perché permettono questo? Nei campus è impossibile che succede, se le famiglie lo scoprono?

Nel sogno vedo due amici, ragazzo e ragazza, che si conosco e capitano nella stessa camera. Sono assieme, in un ambiente nuovo, confortevole e ampio, il ragazzo fa un po’ lo gnorri, ci prova a finire a letto assieme, chi non lo farebbe? Dice alla ragazza che faranno testa o croce per decidere se dormiranno separati o assieme. Uno testa, l’altra croce, esce cosa esce, finiscono a dormire nello stesso letto. Il ragazzo lo dice:” Io non provo a fare niente, nel caso senti qualcosa, scusami!”  e finiscono a fare l’amore. 

Passa qualche giorno, qualche settimana, iniziamo a sentirci a ‘casa’.  Però c’è qualcosa che non va, non siamo mai all’aperto, siamo sempre al chiuso, perché? Il posto è super controllato, non siamo studenti, siamo qualcosa di diverso. Ma dove siamo? 

Mi decido. Con la ragazza che avevo conosciuto all’inizio, e con la quale stiamo iniziando a condividere un qualche genere di rapporto, decidiamo di aprire una finestra, per vedere cosa c’è veramente fuori. Mi avvicino e ci provo. Nulla di fatto la finestra non si apre. Arriva un controllore a rimproverarmi. Aspetto un attimo, vedo che nella sala grande le finestre sono diverse, dovremmo provare ad aprire queste, cosa rischiamo a sto giro? Io ci provo, devo sapere. Metto la mano sulla maniglia si gira. Il vetro diventa improvvisamente nero: proiettava un video. Dall’apertura della finestra si genere un vento incredibile dovuta a una depressione tra dentro e fuori. Vedo il volto della mia amica, che rimane a bocca spalancata. Farfuglia qualcosa, non si capisce bene. Devo per forza vedere anche io cosa c’è fuori. La finestra si chiude. Sul vetro torna il video del paesaggio. Riapro: rimango con la spalla attaccata allo spigolo della finestra, guardo fuori. Paesaggio sterile e desertico, sabbia rossa, cielo di un colore azzurro tenue, nessuna presenza di vita o fauna, nemmeno acqua. La mia amica ritrova coscienza di se: Siamo su Marte. Il vento tende a diminuire, credo ci possano essere problemi di respirazione, invece no, si respira a fatica, ma riusciamo a respirare bene. La gravità? Forse siamo un po’ più leggeri che sulla Terra, ma non c’è molta differenza.

Lo specchio è un portale che porta direttamente su Marte alla velocità della luce. La Terra sta cercando di colonizzare Marte, per questo ha creato dei cloni di ragazzi giovani, che sono già autosufficienti e che possono crearsi entro qualche anno una famiglia (io sono io o sono un clone di me stesso?). Fanno dormire assieme ragazzi e ragazze perché possano procreare e farsi una famiglia. 

Sono passati tanti anni. L’aria di Marte è diventata respirabile. C’è vegetazione in giro per il Pianeta. Io non sono più quel ragazzo giovane e fiducioso nel domani. La società è scemata in qualcosa di brutto, una periferia. Io sono un boxer  di medio-basso livello, tatuato e con piercing. I miei occhi sono bassi, hanno poca fiducia nel futuro, ma sono determinati anche se sanno di vivere una vita triste e sempre incazzata. Ho appena vinto un incontro in una struttura che sembra caraibica, me ne vado via da solo, forse a bermi la vincita. Il progetto di creare una nuova società perfetta su Marte è svanito. Da quando la finestra è stata aperta la verità è entrata nella comunità.







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