Vitruvio - De Architectuta - Libro III

Introduzione

[1] Il delfico Apollo, per mezzo della sua sacerdotessa, ha dichiarato Socrates il più saggio tra tutti gli uomini. Di lui si dice che sagacemente e dottamente avrebbe detto, che se il petto degli uomini fosse stato aperto, e, per così dire, con delle finestre, in modo che ognuno possa essere a conoscenza degli altrui sentimenti. E volesser gli Dei che la madre Natura, giusta l'opinion edi Socrate, gli avesse davvero creati apparenti e chiari. Potremmo allora non solo scoprire le virtù e i vizi delle persone con facilità, ma essendo anche permesso di ottenere la conoscenza oculare della scienza che professano, potremmo giudicare la loro abilità con certezza; per cui coloro che sono molto intelligenti e hanno imparato sarebbero tenuti in adeguata considerazione. Ma, come la natura non ci ha formato dopo questo modo, il talento di molti uomini giace nascosto al loro interno, e questo rende così difficile stabilire una teoria precisa di ogni arte. Tuttavia un artista può promettere di esercitare il suo talento, se non hanno né un sacco di soldi, o un buon collegamento dalla sua situazione di vita; o se non sia dotato di un buon indirizzo o notevole eloquenza, il suo studio e l'applicazione andrà ma poco modo di convincere le persone che egli è un artista competente.

[2] Troviamo una conferma di questo in riferimento agli antichi scultori e pittori, tra i quali, quelli che ottengono la maggior fama e applausi vivono ancora nel ricordo dei posteri; come, per esempio, come Myron, Policleto, Fidia, Lisippo, e gli altri che hanno ottenuto celebrità nella loro arte. Questo nasce da loro essere impiegati da grandi città, da re o da cittadini ricchi. Ora gli altri, che, non meno studiosi della loro arte, né meno rivestiti di grande genio e maestria, non gode di pari fama, perché impiegato da persone di rango inferiore e di mezzi snella, e non dalla loro imperizia, sembrano essere stati abbandonati dalla fortuna; tali erano Hellas ateniese, Chion di Corinto, Myagrus il focese, Pharax di Efeso, Bedas di Bisanzio, e molti altri; Tra i pittori, Aristomene di Taso, Polycles di Adramyttium, Nicomaco e altri, che mancavano né nell'industria, studio della loro arte, né il talento. Ma la loro povertà, la caparbietà di fortuna, o il loro insuccesso in concorrenza con gli altri, hanno impedito loro avanzamento.

[3] Né possiamo chiederci che dalla ignoranza del pubblico in materia di arte molti artisti abili rimangono nell'oscurità; ma è scandaloso che l'amicizia e la connessione dovrebbero condurre gli uomini, per il loro bene, per dare pareri parziali e non veritieri. Se, come Socrate avrebbe avuto, i sentimenti di ogni uno, le opinioni e le informazioni in campo scientifico potrebbe essere a vista, né favorevole né ambizione avrebbero prevalso, ma quelli, che con lo studio e la grande cultura di acquisire la massima conoscenza, sarebbero avidamente ricercati. Le cose non sono però in questo stato come dovrebbero essere, gli ignoranti piuttosto che i dotti hanno successo, e come non è mai la pena di discutere con un uomo ignorante, mi propongo di mostrare a questi precetti l'eccellenza della scienza che professo.

[4] Nel primo libro, Imperatore, ho messo prima di una spiegazione della tecnica, i suoi requisiti, e le conoscenze che un architetto deve possedere, e ho aggiunto le ragioni per cui li dovrebbe possedere. Le ho anche divise in diversi rami e definite: poi, ho spiegato il metodo corretto di impostare le mura di una città, e di ottenere un sito sano per esso, e hanno mostrato nei diagrammi, i venti e quartieri da dove soffiano. Ho fattasi i migliori metodi di posa le strade e i vicoli, e così completato il primo libro. Nel secondo libro ho analizzato la natura e la qualità dei materiali utilizzati nella costruzione, e alluso alle finalità per cui sono più adatti. In questo terzo libro parlerò dei templi sacri degli dèi immortali, e spiegare loro in particolare.

Capitolo Primo

[1] Il disegno dei Templi dipende dalla simmetria, le cui regole gli architetti dovrebbero essere più attenti ad osservare. Le simmetria nasce dalla proporzione, che i Greci chiamano ajnalogiva. Proporzione è dovuta all'adeguamento delle dimensioni delle varie parti tra loro e a tutto; su questa corretta simmetria dipende le regolazione. Quindi di nessun edificio si può dire di essere ben progettato se non ha simmetria e proporzione. In verità sono necessarie per la bellezza di un edificio a quella di una figura umana ben formata.

[2] La natura ha così composto il corpo umano, che la faccia dalla barba fino a tutta la fronte, cioè fino alla radice dei capelli, è la decima parte dell'altezza del corpo intero. Dal mento alla sommità della testa è un ottavo di tutta l'altezza, e dalla nuca del collo alla sommità della testa stessa. Dalla parte superiore del seno per le radici dei capelli un sesto; alla sommità della testa una quarta. Una terza parte dell'altezza della faccia è uguale a quello dal mento sotto il lato delle narici, e quindi al centro delle sopracciglia stessi; dall'ultimo alle radici dei capelli, dove finisce la fronte, la terza parte rimanente. La lunghezza del piede è una sesta parte dell'altezza del corpo. L'avambraccio quarta parte. La larghezza del seno una quarta parte. Allo stesso modo hanno altri membri delle loro dovute proporzioni, per l'attenzione a questi particolari che gli antichi pittori e scultori hanno ottenuto tanto buona reputazione.

[3] Solo così le parti Templi dovrebbero corrispondere con l'altro, e con il tutto. L'ombelico è naturalmente posto al centro del corpo umano, e, in caso di un uomo disteso con la faccia verso l'alto, e le sue mani e piedi esteso, dal suo ombelico come il centro, un cerchio essere descritta, toccherà le dita e dita dei piedi. Non è solo da un cerchio, che il corpo umano è così limitato, come si può vedere ponendolo in un quadrato. Per misurare dai piedi alla sommità della testa, e poi attraverso le braccia completamente distese, troviamo la seconda misura uguale alla prima; modo che le linee perpendicolari tra loro, racchiudendo la figura, formerà un quadrato.

4. Se la Natura, di conseguenza, ha fatto il corpo umano in modo che i diversi membri di essa sono misure di tutto, così gli antichi hanno, con grande proprietà, ha stabilito che in tutte le opere perfette, ogni parte dovrebbe essere qualche parte aliquota del totale; e poiché indirizzano, che si osserva in tutte le opere, deve essere più strettamente curato nei templi degli dei, in cui i difetti e le bellezze rimangono alla fine dei tempi.

5. E 'degno di nota, che le misure necessariamente utilizzati in tutti gli edifici e altre opere, sono derivati ​​dai membri del corpo umano, come la cifra, la palma, il piede, il cubito, e che questi formano un numero perfetto , chiamata dai Greci tevleioV. Gli antichi consideravano dieci un numero perfetto, perché le dita sono in numero di dieci, e la palma è derivato da loro, e dalla palma è derivato il piede. Platone, dunque, chiamato dieci un numero perfetto, naturale dopo aver formato le mani con dieci dita, e anche perché è composto da unità chiamate monavdeV in greco, che avanzano anche al di là di dieci, come a undici, dodici, ecc. non può essere perfetto fino a quando altri dieci sono inclusi, le unità che sono le parti di che tali numeri sono composti.

6. I matematici, d'altra parte, contendersi la perfezione del numero sei, perché, secondo loro ragionamento, suoi divisori uguali suo numero: per una sesta parte è uno, un terzo due, tre mezzo, due terzi quattro, che essi chiamano divmoiroV; il quinto in ordine, che essi chiamano pentavmoiroV, cinque, e quindi il numero perfetto sei. Quando si avanza oltre, viene aggiunto un sesto, che si chiama e [fektoV, abbiamo il numero sette. Otto sono formati con l'aggiunta di un terzo, chiamato triens, e dai Greci, ejpivtritoV. Nove sono formati mediante l'aggiunta di un mezzo, e quindi chiamato sesquilateral; dai greci hJmiovlioV; se si aggiungono le due parti aliquote di esso, che formano dieci, si chiama bes alterus, o in greco ejpidivmoiroV. Il numero undici, essendo aggravato il numero originale, e il quinto in ordine si chiama ejpipentavmoiroV. Il numero dodici, essendo la somma dei due numeri semplici, si chiama diplasivwn.

[7] Inoltre, come il piede è la sesta parte di altezza d'uomo, che sostengono, che questo numero, vale a dire sei, il numero di piedi di altezza, è perfetto: il cubito, anche, essendo sei palme, di conseguenza, si compone di venticinque quattro cifre. Quindi gli stati della Grecia sembrano aver diviso la dracma, come il cubito, cioè in sei parti, che erano piccoli pezzi di dimensioni uguali di ottone, simili agli asini, che hanno chiamato oboli; e, a imitazione dei ventiquattro cifre, si spartirono la obolo in quattro parti, che alcuni chiamano dichalca, altri trichalca.

[8] I nostri antenati, tuttavia, erano più felici con il numero dieci, e quindi fatto il denario consistere di dieci asini in ottone, e il denaro fino ad oggi conserva il nome di denario. Il sesterzio, una quarta parte di un denaro, è stato così chiamato, perché composto da due asini, e metà di un altro. Trovando così i numeri di sei e dieci perfetti, li hanno aggiunto insieme, e ha formato sedici anni, un numero ancora più perfetta. La misura del piede ha dato origine a questo, per sottrarre due palme dal cubito, quattro resti, che è la lunghezza di un piede; e come ogni palma contiene quattro cifre, il piede sarà di conseguenza contiene sedici, quindi è stato effettuato il denaro per contenere un numero uguale di culi.

[9] Dunque se si concorda che il numero è stato trovato secondo le articolazioni dell'uomo e che tra le singole membra fino all'intera figura del corpo esiste la corrispondenza della simmetria, si deduce, cosicché ammiriamo quelli, che anche costruendo le sedi degli dei immortali disposero le parti delle opere così, che si realizzassero con proporzioni e simmetrie le loro adeguate disposizioni sia separate sia intere. 

Capitolo Secondo 


[1] Ci sono poi gli elementi dei templi, da cui risulta l'aspetto delle tipologie; e dapprima (quello) in antis, il che in greco è detto naos en parastasin, poi il prostilo, l'anfiprostilo, il periptero, il pseudodiptero, l'ipetros. Le loro caratteristiche sono evidenziate da questi elementi. 

[2] Il tempio sarà in antis, quando avrà sulla facciata le ante delle pareti che racchiudono la cella, e fra le ante nel centro due colonne e sopra un fastigio messo con quella simmetria, che sarà stata descritta in questo volume. Un suo esemplare poi si troverà presso i Tre (templi) Fortuna fra i tre quello che è vicino alla porta Collina. 

[3] Il prostilo ha tutti gli elementi come (quello) in antis, due colonne angolari invece di fronte alle ante e sopra gli epistili, come anche anche anche anch anche anche anche anche comeanche anche anche anche anche anche (quello) in antis, e a destra e a sinistra parti singole nelle cantonate. Un esempio di questo è nell'isola Tiberina nel tempio di Giove e di Fauno. 

[4] L'anfiprostilo ha tutti questi elementi, quelli del prostilo, ed inoltre ha nella parte posteriore colonne e fastigio come verso il davanti. 

[5] Sarà periptero poi, quello che avrà sul frontone e nella parte posteriore sei colonne, undici sui lati con le angolari. Queste poi siano messe così, che ci sia lo spazio della larghezza d'intercolonna alle pareti intorno alle ultime file delle colonne, e abbia un corridoio intorno alla cella del tempio, come si trova nel portico di Metello (quello) di Giove Statore di Ermodoro e di Onore e Virtù presso la tomba di Mario fatta da Mucio senza parte posteriore. 

[6] Lo pseudoperitero invece è posizionato così, che sulla facciata e nella parte posteriore ci siano otto colonne, sui lati quindici con le angolari. Le pareti della cella poi siano di fronte a quattro colonne centrali sul frontone e nella parte posteriore. Così lo spazio dalle pareti fino intorno alle ultime file delle colonne sarà di due intercolonne e dell'ampiezza di una colonna. Un esemplare di questo non è a Roma, ma a Magnesia (nel tempio) di Diana di Ermogene di Alabanda e di Apollo fatto da Meneste. 

[7] Il diptero poi con otto colonne sia nel pronao sia nella parte posteriore, ma intorno al tempio ha una duplice fila di colonne, come è il tempio dorico di Quirino e ionico di Diana ad Efeso costruiti da Chersifrone. 

[8] L'ypetros invece è di dieci colonne nel pronao e nella parte posteriore. Ha tutte le altre caratteristiche del diptero, ma nella parte interna colonne duplici in altezza, lontane dalle pareti fino ad un'ampiezza come il portico dei peristili. Al centro poi all'aria aperta è senza tetto. Anche un esemplare di questo non è a Roma, ma ad Atene con otto colonne e nel tempio Olimpio. 

Capitolo Terzo 


[1] Cinque sono poi i tipi di templi, di cui questi sono i nomi: picnostilo, cioè con fitte colonne; sistilo con quelle poco più distanziate; diastilo con quelle che s'estendono più ampiamente; l'areostilo con quelle messe distanziatamene tra loro quanto occorre; l'eustilo con un'adeguata distribuzione degli spazi. 

[2] Poi c'è il picnostilo, nel cui intercolonnato può essere interposta l'ampiezza di una colonna e mezza, come è (in quello) del divino Giulio e di Venere nel foro di Cesare e se ci sono alcuni altri così composti. Inoltre sistilo è, (quello) in cui l'ampiezza di due colonne potrà essere collocata nell'intercolonnato, e i plinti delle basi siano ugualmente grandi anche nello spazio, che ci sarà fra i due plinti, come si trova (in quello) della Fortuna Equestre presso il teatro di pietra e gli altri, che sono stati costruiti con gli stessi sistemi. Entrambi questi modelli hanno un uso difettoso. 

[3] Infatti le madri di famiglia quando salgono sui gradini per la supplica, non possono passare unite attraverso gli intercolonnati, se non abbiano fatto le file; anche la vista dei battenti è ostacolata dalla frequenza delle colonne e le statue stesse vengono nascoste; anche intorno al tempio a causa delle strettoie sono impedite le passeggiate. 

[4] Poi questa sarà la struttura del diastilo, quando possiamo mettere nell'intercolonnato l'ampiezza di tre colonne. Come è del tempio di Apollo e Diana. Questa disposizione ha questa difficoltà, che gli epistili sono spezzati a causa della grandezza delle distanze. 

[5] Negli areostili poi non è concesso usare epistili né di pietre né di marmi, ma forti travi continue di legno. E gli aspetti dei templi stessi sono tozzi, larghi, modesti, bassi, ed è ornato con fregi di terracotta o i loro fastigi secondo l'uso toscano con bronzi dorati, come è presso il Circo Massimo (quello) di Cerere e di Ercole di Pompeo, anche del Campidoglio. 

[6] Ora bisogna spiegare lo stile dell'eustilo, che ha validi canoni apprezzabile soprattutto sia per l'uso sia per l'aspetto e la solidità. Infatti bisogna creare negli intervalli gli spazi di due colonne e dell'ampiezza della quarta parte di una colonna, e uno centrale degli intercolonnati, che sarà sulla facciata, l'altro, quello nella parte posteriore, con l'ampiezza di tre colonne. Infatti così avrà sia l'antico aspetto della configurazione sia l'uso dell'accesso senza impedimenti e il passeggio intorno alla cella (avrà) prestigio. 

[7] Così poi si spiegherà il metodo di questa costruzione. La facciata dello spazio che sarà stata stabilita sul tempio, se dovrà essere fatto tetrastilo sia diviso in undici parti eccetto i plinti e le sporgenze delle basi; se sarà di sei colonne, in 18 parti; se sarà costruito octostilo, sia diviso in 24 e mezzo. Anche fra queste divisioni sia del tetrastilo sia dell'esastilo sia dell'octostilo sia presa una parte, ed essa sarà il modulo. Il cui modulo di unità sarà dell'ampiezza delle colonne. I singoli intercolonnati, eccetto quelli centrali, di due moduli e della quarta parte di modulo; sulla facciata centrale e nella parte posteriore i singoli di tre moduli. L'altezza dei moduli delle colonne stesse di 9 parti e mezze del modulo. Così da questa divisione gli intercolonnati e le altezze delle colonne avranno la giusta proporzione. 

[8] Nessun esemplare di questo abbiamo a Roma, ma in Asia a Teo l'esastilo del Padre Libero. Poi stabilì queste simmetrie Ermogene, che per primo scoprì anche il sistema exostylon e dello pseudodiptero. Infatti eliminò della simmetria del tempio diptero le file interne delle 34 colonne e per questo motivo realizzò costi e lavori di risparmio. Egli intorno alla cella fece egregiamente nel centro un allargamento per il passaggio e non sminuì nulla circa l'aspetto, ma senza ricerca del superfluo conservò il pregio nella disposizione di tutta l'opera. 

[9] Infatti fu inventato il sistema di colonne laterali e quindi la disposizione delle colonne intorno al tempio, affinché l'aspetto a causa del rigore degli intercolonnati avesse prestigio, inoltre, se la forza dell'acqua delle piogge avesse raccolto e avesse racchiuso una moltitudine di persone, affinché con l'allargamento fornisca una comoda attesa nel tempio intorno alla cella. Queste cose poi cosicché siano esplicate nelle disposizioni pseudodiptere dei templi. Perciò l'acuto e grande ingegno del risultato delle opere di Ermogene sembra aver creato e aver lasciato i criteri, da dove i posteri possano trarre i metodi delle conoscenze. 

[10] Nei templi areostili le colonne devono essere fatte così, che le loro ampiezze siano dell'ottava parte secondo l'altezza. Anche nel diastilo l'altezza della colonna è dimezzata in otto parti e mezze, l'ampiezza sia disposta della porzione di una colonna. Nel sistilo l'altezza sia divisa in nove parti e mezze e di queste una sia data all'ampiezza della colonna. Anche nel pycnostilo bisogna dividere l'altezza in dieci, e di esso una parte deve costituire l'ampiezza della colonna. Le colonne del tempio eustilo poi, come del sestilo, l'altezza sia divisa in nove parti e mezze, e una sua parte sia costituita nell'ampiezza del basso fusto. Così si avrà un sistema di intercolonnati secondo una proporzione fissa. 

[11] Infatti come crescono gli spazi fra le colonne, bisogna aumentare con le proporzioni dell'ampiezza dei fusti. Infatti se nell'areostilo ci sarà stata la nona o la decima parte dell'ampiezza, apparirà leggera e sottile, ciò perché il vuoto degli intercolonnati attraverso la larghezza riduce e diminuisce alla vista l'ampiezza dei fusti. Al contrario invece il pycnostilo se ci sarà l'ottava parte dell'ampiezza, a causa della densità e delle angustie degli intercolonnati renderà l'aspetto pesante e sgraziato. Dunque occorre seguire le simmetrie del tipo di costruzione. Ed anche le colonne angolari devono essere atte più ampie con la cinquantesima parte del proprio diametro, poiché esse sono inserite nel vuoto e sembrano essere più sottili a quelli che guardano. Perciò ciò che l'occhio sbaglia, dev'essere realizzato con il calcolo. 

[12] I restringimenti poi sulle cime delle colonne sembrano doversi fare per gli ipotracheli così, come, se la colonna al minimo sia fino a quindici piedi, l'ampiezza in basso sia divisa in sei parti e di queste parti la sommità sia costituita da cinque. Poi quella che sarà da quindici piedi a venti piedi, il fusto in basso sia diviso in sei parti e mezze, e di queste parti l'ampiezza superiore della colonna sia di cinque e mezzo. Poi quelle che saranno da venti piedi a trenta piedi, il fusto in basso sia diviso in sette parti, e il restringimento superiore sia fatto di sei di queste. Poi quella che sarà alta da trenta piedi a quaranta,sia divisa in basso in sette parti e mezzo; di queste in cima abbia il valore del restringimento della colonna di sei e mezzo. Quelle che saranno da quaranta piedi a cinquanta, sono poi da dividere in otto parti, e di esse sette sul fusto superiore siano ristrette sotto il capitello. Poi se ci saranno quelle più alte, i restringimenti siano ati con lo stesso calcolo secondo proporzione. 

[13] Questi aspetti dell'altezza poi a causa della distanza dell'occhio di chi guarda su sono corretti dall'ampiezza della proporzione. Infatti la vista ricerca le bellezze, di cui se non assecondiamo il piacere con la proporzione e le correzioni delle misure, così che ciò che è sbagliato sia corretto dall'equilibrio, a quelli che guardano si presenterebbe un aspetto rozzo e sgraziato. Sul rigonfiamento sopra detto, che viene aggiunto nelle colonne al centro, che presso i Greci si chiama entasis, sarà data la sua spiegazione nell'ultimo volume, come si ottenga armonico ed adeguato. 

Capitolo Quarto 


[1] Le fondazioni di queste costruzioni siano scavate, da uno strato solido su uno anche solido, se si riesce a trovare, riguardo l'ampiezza della costruzione quanto sembrerà secondo il calcolo, e tutto il suolo sia costruito con una struttura quanto più solidissima. Sopra il terreno le pareti siano costruite sotto colonne di metà più spesse di quanto sono le colonne successive, affinché le inferiori siano più solide delle superiori; che sono dette stereobate, infatti reggono i pesi. Le sporgenze delle basi non vadano oltre il basamento; inoltre sopra dev'essere conservata l'ampiezza della parete fino allo stesso spessore. Gli spazi poi da concatenare o rafforzare con consolidamenti, affinché siano divisi. 

[2] Se invece non venga trovato solido, ma il luogo sarà molle fin nel profondo o paludoso, allora questo luogo sia scavato e sia svuotato e sia trapassato con pali di ontani o di olivi di roveri temprati, e la trave sia piantata con macchinari quanto più molto fittamente, e gli spazi dei pali siano riempiti di carboni, e allora le fondamenta siano riempite con strutture solidissime. Costruite poi le fondamenta bisogna collocare a livello gli stilobati. 

[3] Sopra gli stilobati da disporre le colonne, come si è scritto sopra, se nel pycnostilo, come i pycnostili, se nel sestilo o nel diastilo o nell'eustilo, come furono scritti e stabiliti sopra. Infatti negli areostili c'è libertà di collocare quanto a ciascuno piace. Ma le colonne siano messe nei peripteri così, che, quanti sono gli intercolonnati sulla fronte, altrettanto diventino doppi gli intercolonnati sui lati; infatti così la lunghezza sarà il doppio della costruzione in larghezza. Infatti quelli che fecero i raddoppiamenti delle colonne, sembrano aver sbagliato, poiché uno degli intercolonnati sembra spigersi in lunghezza più di quanto occorra. 

[4] I gradini sulla facciata si devono costruire così, che siano sempre dispari; infatti il primo gradino si salga col piede destro, il primo si dovrà porre anche sulla sommità del tempio. Le ampiezze poi dei loro gradini penso siano da limitarsi così, che non siano poste né più grandi di cinque sesti né più sottili di tre quarti; infatti cosi la salita non sarà ardua. I restringimenti dei gradini poi sembrino doversi fare né meno di un piede e mezzo né più di due piedi. Se poi ci sono intorno al tempio gradini successivi, devono essere della stessa misura. 

[5] Se poi intorno al tempio si dovrà fare un podio su tre lati, ci si regoli circa esso, cosicché plinti, basi, fusti, cornici, cimase verso lo stilobate stesso, che sarà sotto le basi delle colonne, armonizzino. Occorre che lo stilobate sia livellato così, che abbia un rigonfiamento centrale attraverso sporgenze dispari; se infatti è tracciato a livello, sembrerà concavo all'occhio. Questo poi, come le sporgenze diventino adatte a ciò, anche la forma e la rappresentazione sarà descritta nell'ultimo libro. 

Capitolo Quinto 


[1] Realizzate queste le basi siano collocate nei loro posti, siano così ugualmente completate secondo le simmetrie, affinché l'ampiezza della colonna col plinto sia della metà dell'ampiezza ed abbiano una sporgenza, che i Greci chiamano ekforan di un sesto; cosi poi sarà lunga e larga dell'ampiezza di una colonna e mezza. 

[2] La sua altezza, se sarà di stile attico, sia divisa così, affinché la parte superiore sia la terza parte nella sezione dell'ampiezza della colonna, il resto sia lasciato al plinto. Tolto il plinto il resto sia diviso in quattro parti, e il toro superiore capiti alla quarta; le restanti tre siano divise ugualmente, ed una sia il toro ineriore, l'altra parte con i suoi listelli i cavetti, che i Greci chiamano trochilo. 

[3] Se invece si dovranno fare le loro simmetrie ioniche si dovranno costruire così, che la larghezza della base in qualunque verso sia dell'ampiezza della colonna con una quarta e un'ottava ampiezza aggiunta. L'altezza così come la base attica; così come i suoi plinti; e il resto oltre il plinto, che sarà la terza parte dell'ampiezza della colonna, sia diviso in sette parti: poi di tre parti il toro che è in cima; le restanti quattro parti sono da dividersi equamente, e una parte diventi con i suoi astragali e l'arcata il trochilo superiore, l'altra parte sia lasciata per il trochilo inferiore; ma l'inferiore sembrerà più grande, ciò perché avrà una sporgenza estrema fino al plinto. Gli astragali devono essere fatti dell'ottava parte del trochilo; la sporgenza sarà l'ottava parte della colonna e la sedicesima parte dell'ampiezza della colonna. 

[4] Realizzate e messe le basi ci sono le colonne centrali da mettere nel pronao e nella parte posteriore in perpendicolare della metà del centro, le angolari poi ciascuna dalla loro successiva direzione si troano suilati del tempio a destra e sinistra, come le parti interne, che guardano verso le pareti della cella, hanno un lato messo a perpendicolo, le parti esterne poi cosicché presentino il loro restringimento. Infatti così le configurazioni della disposizione dei templi saranno precise con tale sistema per il suo restringimento. 

[5] Stabilite le basi delle colonne, il calcolo dei capitelli se saranno convessi, saranno proporzionati a queste simmetrie, cosicché, l'abaco abbia la lunghezza e la larghezza, quanto sarà stata ampia la base in basso aggiunta la diciottesima parte della base; l'ampiezza la sua metà con le volute. Bisogna poi spostarsi dall'estremo abaco verso la parte interna per i frontali delle volute per diciotto parti e mezze di esso. Allora l'ampiezza va divisa in nove parti e mezze, e lungo l'abaco nelle quattro parti delle volute lungo la squadratura dell'estremo abaco da tracciare linee, che sono dette cateti. Allora delle nove parti e mezze una parte e metà ampiezza dell'abaco sia lasciata, le restanti otto siano occupate con le volute. 

[6] Allora dalla linea che sarà stata tracciata lungo la parte esterna dell'abaco, verso la parte interna scenda con la larghezza di una parte e mezza. Poi queste linee siano divise così, che si lasci quattro parti e mezze sotto l'abaco. Allora su questa parte, il centro dell'occhio, il punto che divide la parte in quattro parti e mezze e tre e mezze; e sia tracciata da questo centro una circonferenza tanto grande nel diametro, che una parte corrisponde a otto parti. Essa sarà della grandezza dell'occhio, ed in essa sia tracciato il diametro che corrisponde al cateto. Allora dalla sommità sotto l'abaco l'inizio sia diminuito di metà spazio dell'occhio nei singoli punti dei quadranti, finchè arrivi allo stesso quadrante che è sotto l'abaco. 

[7] L'ampiezza del capitello poi dev'essere fatta così, che delle nove parti e mezze tre parti pendano fra l'astragalo del sommo fusto; la parte restante sia per la cimasa, escluso per l'abaco e la scanalatura. La sporgenza della cimasa poi oltre la quadratura dell'abaco ha la grandezza dell'occhio. I baltei delle convessità abbiano questa sporgenza dall'abaco, cosicché quando sia posta una punta di compasso nel quadrante del capitello e sia allargato l'altro verso l'estrema cimasa, il contorno tocchi le parti estreme dei baltei. Gli assi delle volute non siano più ampi della grandezza dell'occhio, e le volute stesse si ritaglino così la dodicesima parte della propria altezza. Queste saranno le simmetrie dei capitelli, le quali colonne saranno da un minimo fino a 25 piedi. Quelle che saranno oltre, le restanti parti avranno le simmetrie fino alla stessa misura, l'abaco poi sarà lungo e largo, quanto è ampia la colonna in basso aggiunta una nona parte, cosicché, la colonna più alta abbia quanto meno restringimento, tanto che non di meno il capitello abbia una sporgenza della sua proporzione e nell'altezza un accrescimento della sua dimensione. 

[8] Sulle descrizioni delle volute, affinché siano correttamente tracciate attraverso il compasso, come siano riportate, sarà descritto nell'ultimo libro il disegno e il metodo. Finiti i capitelli messi delle colonne non a livello ma secondo un uguale modulo, cosicché, l'aumento che sarà stato fatto sugli stilobati, corrisponda sulle parti superiori con la simmetria degli epistili. La proporzione degli epistili dev'essere seguita così, affinchè, se le colonne siano state da un minimo di 12 piedi a quindici piedi, l'altezza dell'epistilio sia metà della grandezza della colonna in basso; poi dai 15 piedi ai 20, l'altezza della colonna sia divisa in tredici parti e di una parte l'altezza sia dell'epistilio; poi se da 20 a 25 piedi, l'altezza sia divisa in 12 parti e mezze, e una sua parte diventi l'epistilio in altezza; poi se da 25 piedi a 30, sia divisa in 12 parti, e una parte di essa diventi l'altezza. La altezze degli epistili parimenti devono riportare una proporzione fissa secondo un uguale modulo dell'altezza delle colonne. 

[9] Infatti quanto più sale in alto la vista dell'occhio, non facilmente fende la densità dell'aria, e dispersa nello spazio dell'altezza e nelle forze, trasmette ai sensi una complessiva quantità imprecisa delle misure. Perciò bisogna sempre aggiungere un supplemento al calcolo nelle parti delle simmetrie, affinché, quando le costruzioni saranno o in luoghi più alti o anche le stesse imponenti, abbiano la proporzione delle grandezze. La larghezza dell'epistilo in basso, poichè sarà sopra il capitello, sia tanta, quanto sarà la grandezza della colonna in alto; la cima, quanto il fusto in basso. 

[10] La cimasa dell'epistilio dev'essere fatta con la settima parte della sua altezza, ed altrettanto nella sporgenza. La restante parte tranne la cimasa dev'essere divisa in 12 parti, e di queste tre dev'essere fatta la fascia bassa, di quattro la seconda, 5 la più alta. Anche il fregio sopra il peristilio minore della quarta parte dell'epistilio; se poi sarà necessario che siano tracciate le decorazioni, più alto della quarta parte dell'epistilio, cosicché le sculture abbiano risalto. La cimasa della settima parte della sua altezza; la cimasa della sporgenza quanto l'ampiezza. 

[11] Sopra il fregio bisogna fare un dentello tanto alto quanto la fascia centrale dell'epistilio; la sua sporgenza quanto l'altezza. L'intersezione, che i greco è detta metope, dev'essere divisa così, che il dentello abbia la metà parte della sua altezza sulla facciata, la concavità dell'intersezione del suo frontone poi due parti delle tre; la cimasa di questo la sesta partedella sua altezza. La cornice con la sua cimasa,tranne la sima, quanto la fascia mediana del'epistilio; la sporgenza della cornice dev'essere fatta col dentello, l'altezza sarà quanto dal fregio alla somma cimasa della cornice; e certamente avranno un aspetto più elegante tutti i rilievi, che avranno di altezza altretanto quanto di sporgenza. 

[12] L'altezza del timpano poi, cioè sul frontone, dev'essere fatta così, che la facciata della cornice dalle ultime cimase sia divisa tutta in nove parti e di esse una parte sia riportata sulla parte centrale del timpano, mentre al contrario gli epistili uguaglino in perpendicolare i collarini delle colonne. E le cornici di sopra eccetto le sime siano messe similmente alle basse. Le sime sopra le cornici, che i Greci chiamano epaietidas, si devono fare più ae dell'attava parte dell'altezza delle colonne. Gli acroteri angolari tanto alti, quanto è iltimano entrale, le centrali più alte dell'ottava parte delle angolari. 

[13] Tutte le parti, che sarnno sopra i capitelli delle colonne, cioè gli epistili, i fregi, le cornici, i timpani, i frontoni, gli acroteri, si devono inclinare sulla facciata di 12 volte di questa sua altezza, ciò perchè, quando ci saremo messi di fronte alle facciate, se si saranno tracciate con l'occhio due linee ed una arà toccato la parte bassa della costruzione, l'altra la più alta questa che avrà toccato la cima, diventerà più lunga. Così quanto più lunga procede la linea della visuale verso la parte sueriore, rende il suo aspetto inclinato. Allora poi, come è stato scritto sopra, sarà stata inclinata sulla facciata, allora sembreranno essere alla vista in perpendicolare e a norma. 

[14] Si devono fare 24 scanalature delle colonne incavate così, che quando la squadra sarà stata inserita nella concavità delle striatura, girata tocchi a destra e a sinistra nelle angolature delle striature e la punta della squadra sfiorando possa essere girata intorno alla circonferenza. Le ampiezze delle striature si devono fare, di quanto si rileva l'aggiunta nella parte centrale della colonna secondo la descrizione. 

[15] Nelle sime, che sono sopra la cornice a lati dei templi, si devono scolpire teste di leoni, disposte, che le singole siano collocate dapprima di fronte alle colonne, le altre messe nello stesso modo, cosicché le singole corrispondano alle singole tegole centrali. Quelle poi, che saranno di fronte alle colonne, siano forate fino ad una canalina che raccoglie l'acqua piovana dalle tegole; le centrali poi siano solide, cosicché, la forza dell'acqua che cade attraverso le tegole nella canalina, non filtri attraverso gli intercolumni e non bagni quelli che passano, ma quelle che sono di fronte alle colonne, sembrino emettere rigurgiti del fiotto delle acque dalla bocca. Ho descritto in questo volume quanto più chiaramente ho potuto le disposizioni dei templi ionici; spiegherò nel libro successivo, quali siano poi quelle dei dorici e dei corinzi.


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