Vitruvio - De Architectuta - Libro IV

Introduzione


[1] Avendo già detto, oh Imperatore, che vi sono stati molti i quali hanno lasciato precetti e volumi di nozioni di Architettura, ma molti sono messi in disordine, oppure sono solo incominciati, come fossero parti vaganti, ho ritenuto una cosa furba e utile il ridurre in una perfetta disposizione tutta la massa della scienza Architettonica, e di andare illustrando in ciascun libro separatamente le proprietà di ciascuna sua forma. Pertanto, o Cesare , ti ho illustrato nel primo Libro qual è il compito e quali le scienze che deve avere un architetto; nel secondo ti ho parlato di come si preparano i materiali con i quali si costruiscono le fabbriche; quindi nel Terzo ho insegnato come nelle articolazioni nei Sacri Templi vi sia il proprio ordine, e quali e quante siano le loro diverse, nonché quali le distribuzioni proprie in ciascun ordine. Dei tre ordini ho trattato solo quella alla maniera Jonica, che è quella che per la proporzione dei moduli è la più delicata. Ora in questo libro tratterò delle regole e della maniera Dorica e Corinzia, spiegando tutte le loro differenze e proprietà.

Capitolo Primo 

[1] Le colonne Corinzie, fuorché i capitelli, hanno tutte le proporzioni uguali alle Joniche, ma la maggiore altezza del capitello le rende in quella zona più alte e quindi più delicate. L’altezza del capitello Jonico è la terza parte della grossezza della colonna, quella del capitello Corinzio è tutta quanta la grossezza del fusto. Avviene perciò che quelle due terze parti di diametro che si sono aggiunte ai capitelli Corinzi, accrescendone l’altezza, producano in esse quell’effetto di svelta apparenza. 

[2] Tutti gli altri membri che si soprappongono alle colonne, sono trasportati nelle colonne Corinzie o dalle simmetrie Doriche, o dalla maniera Jonica, e perché quest'ordine Corinzio non ha avuto genere proprio di cornici, né di altri adornamenti, perciò ha preso o dallo spartimento dei triglifi i modiglioni nel gocciolatoio, e negli architravi le gocce con le ragioni del Dorico o dalle regole dello Jonico le sculture del fregio, i dentelli e le cornici; e così da quei due ordini, frappostovi il capitello, è stato prodotto questo terzo.

[3] La diversità delle colonne ha formato i tre ordini diversi, Dorico, Jonico e Corinzio. Il più antico fu il Dorico: Doro, figlio di Elleno e della ninfa Orseide, regnò in tutta l’Acaia e nel Peloponneso, construì in Argo, antica città, il tempio di Giunone, il quale casualmente venne fatto con quest’ordine. In seguito altri templi si fecero nelle altre città dell’Acaia con questo stesso ordine, non essendo ancora state del tutto decodificate le regole delle proporzioni. 

[4] Ma dopo che gli Ateniesi, tramite l'oracolo del Delfico Apollo e il consenso di tutta la Grecia, fondarono in Asia tredici colonie, e, stabilito per ciascuna colonia un conduttore, diedero il comando supremo di tutte a Jone, figlio di Xuto e di Creusa, il quale era stato dalle risposte dello stesso Apollo detto figlio suo; questi, fondò tali colonie nell’ Asia , e si impadronì dei confini della Caria, vi fondò grandissime città, come Efeso, Mileto, e Minuta (che fu ingoiata nell'acqua, e le cui sacre cerimonie ed i diritti politici furono assegnati dagli Joni ai Milesi), Priene, Samo, Teo, Colofone, Chio, Elitra, Focea, Clazomene, Lebedo, e Melete. Questa Melete poi, per l’arroganza dei suoi cittadini, intimatale guerra dalle altre città con decisione comune, venne distrutta, e, per la volontà del re Attalo e di Arsinoe, fu inserita fra le città Joniche quella di Smirne. 

[5] Ora tutte queste città, dopo aver scacciato i Cari ed i Lelegi da quelle zone, chiamarono Jonia tutto quel tratto di paese dal nome  del loro capo Jone. Qui, sono stati consacrati diversi luoghi agli Dei immortali, iniziando a costruirvi dei templi, il primo tempio fu dedicato ad Apolline Panionio, come quello che avevano veduto nell’Acaia, e lo chiamarono Dorico; perché il primo che videro costruito con quest’ ordine fu nelle città dei Dori

[6] In questo tempio, dovevano essere inserite delle colonne, ma senza averne le vere proporzioni, e cercando il modo di farle perché possano reggere il peso, ma che fossero belle a vedersi, misurarono la pianta del piede di un uomo, e scoprirono che era la sesta parte dell’altezza di un uomo. Presero queste proporzioni e ne fecero una colonna, alta sei volte il diametro più basso, compreso il capitello. In questa maniera venne fatta la colonna Dorica che mostrò negli edifici la proporzione del corpo umano, che ha la stabilità e la bellezza . 

[7] Similmente avendo in seguito voluto innalzare un tempio alla Dea Diana, ricercando sulle medesime tracce una nuova forma d’ordine, si adattarono alla delicatezza femminile, e per prima cosa fecero la grossezza delle colonne dell’ottava parte dell’altezza, per conseguire un’apparenza più svelta: vi sottoposero anche la base ad imitazione della scarpa; ed al capitello aggiunsero le volute, come ricci increspati di capelli pendenti a destra ed a sinistra , e con ovoli e, con fionde e fiori, distribuiti al posto dei capelli, ne adornarono le loro fronti , e per tutto il tronco fecero scendere le scanalature, cosicché assomigliassero alle pieglie delle vesti usate dalle matrone. Così ritrovarono due ordini diversi di colonne: l’una che imitasse la figura virile spogliata di ogni ornamento, e l’altra che con la delicatezza dell’ ornato mostrasse la proporzione femminile. 

[8] I posteri poi, avendo fatto progressi nell’eleganza e nell’acutezza d’ingegno , e compiacendosi delle proporzioni più gentili, stabilirono di dare all’ altezza della colonna Dorica sette diametri, ed otto e mezzo alla Jonica. Questo ultimo genere, perché gli Joni furono i primi a praticarlo, venne perciò denominato Jonico. Il terzo ordine, che viene chiamato Corinzio, imita la delicatezza delle vergini, perché esse per la tenera età sono dotate di membra gentili, e questo ordine in effetti non ammette se non i più graziosi ornamenti. 

[9] Si racconta che l’invenzione del capitello di questo ordine avvenisse in questa modo. Una giovane, cittadina di Corinto, già pronta per le nozze, ammalatasi, morì: dopo che le fu data sepoltura, la sua nutrice raccolse e racchiuse in un cestello le tazze ed altri oggetti di cui, mentre essa viveva, si compiacque; lo portò al monumento e ve lo pose sopra. Affinché il tutto si mantenesse più lungo tempo allo scoperto, lo ricoprì con una tegola. Ora, tutto il peso del cestello gravando sopra una radice d’acanto, sopra cui si trovò per caso situato, e non potendo questa nella stagione primaverile alzare diritte le sue foglie, gli steli vennero respinti ai fianchi del cestello, ove, crescendo all’insù, e compressi dalla resistenza degli angoli della tegola, venivano costretti a ripiegarsi in quei canti che sono ora il posto delle volute. 

[10] Quindi Callimaco che, per l’ eleganza e l’acutezza del suo ingegno nell’ arte di lavorare il marmo, era dagli Ateniesi chiamato Catathecnos, trovatosi a passare presso quel monumento, ed avendo considerato quel cestello, e la tenerezza delle foglie che vi crescevano intorno, si compiacque dell’ idea e della novità di una tal forma e secondo questo modello fece le colonne presso i Corinzi, ne determinò le proporzioni, e in tale modo stabilì le vere regole per un perfetto ordine Corinzio. 

[11] La proporzione poi del capitello Corinzio è così fatta: che quanto sarà la grossezza della colonna alla base, tanta sia l’altezza del capitello con l’abaco. La larghezza dell’ abaco poi sia tale che la diagonale da angolo ad angolo sia pari a due altezze; e così le quattro fronti dell’abaco verranno di giusta ed eguale misura. Codeste fronti debbono essere incurvate in dentro da angolo ad angolo per un nono della larghezza; la grossezza del capitello alla base sia uguale alla grossezza superiore della colonna, senza però la lista del sommo scapo ed il tondino. La grossezza dell’abaco sia un settimo dell’altezza del capitello. 

[12] Quello che rimane al di sotto dell’abaco si divida in tre parti: la prima si dia alle foglie inferiori, quella di mezzo alle seconde foglie, e la terza ai gambi, dai quali nascono le foglie che aggettano, estendendosi verso l’abaco: ed uscendo le volute dalle foglie dei gambi , si dilatino fin sotto gli angoli di quello. Vi sono altre volute minori, che vengono scolpite sotto ai fiori. La grandezza poi dei fiori, che sono quattro nel mezzo delle fronti dell’abaco, deve essere per quanto è grosso l’abaco. Con queste proporzioni dunque avranno i capitelli Corinzi la loro esattezza. Vi sono anche altre specie di capitelli, che vengono posti sopra le medesime colonne, chiamati con diversi nomi: pure non possiamo asserire che sostanzialmente formino proporzioni diverse, ed ordine diverso di colonne; che anzi osserviamo che i loro nomi sono trasportati, con qualche cambiamento, da un ordine all’altro: cioè dai Corinzi cioè, dagli Jonici e dai Dorici; e che le proporzioni dei medesimi sono state trasportate, con più delicatezza, nelle sculture moderne. 


Capitolo Secondo

[1] Essendosi qui sopra descritte le origini e le invenzioni degli ordini delle colonne, mi sembra non essere fuori di proposito il trattare con lo stesso metodo dei loro ornamenti, ed in che maniera, con quali elementi, e da quale origine siano derivati. In ogni edificio si colloca nella parte di sopra la travatura, la quale ha diversi nomi; e siccome sono diversi questi nomi, così sono anche diversi i rispettivi loro usi. Travi perciò si nominano quelli che si pongono sopra colonne, o pilastri, o ante. Travicelli ed Assi poi son detti quelli con i quali si formano i palchi. Asinello si chiama il trave necessario a reggere il tetto in cima al comignolo, se lo spazio è molto largo, il quale, dicendosi in latino Columen, dà poi il nome di Columnae ai Monachi; e quindi ci sono le Asticciuole, e le Razze: ma se lo spazio è minore , basta il solo Asinello. I Puntoni sono quelli che sporgono fino alle grondaie. I Paradossi vengono ad appoggiarsi sopra i puntoni , poi i Panconcelli, posando sopra i paradossi, reggono le tegole, sporgendo fuori delle pareti in modo che le coprano con la loro protezione. 

[2] E così ciascuna parte conserva il proprio luogo, la propria specie ed il proprio ordine. Ora, da queste cose e da questi lavori in legno, hanno in seguito gli artefici imitata la disposizione nelle fabbriche dei sacri Templi con le loro sculture in pietre ed in marmi, ed hanno creduto doversi attenere a queste invenzioni. Infatti gli antichi costruttori, edificando in un dato luogo, dopo avere posizionato i travi con un capo sulla parete interna, e con l’altro su quella esterna, tanto che sporgevano anche un poco in fuori, riempierono di fabbrica gli spazi tra un trave e l’altro, e sopra in modo esteticamente migliore, praticarono decorazioni con cornici e frontespizi, segando poi tutte le teste dei travi che aggettavano a linea ed a piombo delle pareti. Poiché quell’aspetto sembrò loro sgradevole, vi attaccarono delle tavolette di quella foggia della quale si fanno ora i triglifi, e le dipinsero con cera turchina, affinché i tagli dei travi coperti non offendessero la vista. Dall’idea dei travi cosa coperti, si vennero poi nelle opere Doriche ad introdurre i triglifi, e dagli spazi fra trave e trave, le metope. 

[3] Altri poi incominciarono in altre opere a sporgere in fuori, a piombo dei triglifi, le teste dei 1 puntoni , contornando la parte che aggettava: quindi, siccome i triglifi nacquero dalla disposizione dei travi, così dall’aggetto dei puntoni è stata ritrovata la ragione di fare i modiglioni sotto il gocciolatoio. Perciò quasi in tutte le opere di pietra e di marmo si formano scolpiti i modiglioni inclinati , perché essa è un’ imitazione dei 1 puntoni; infatti necessariamente si devono porre declivi per indicare le grondaie. Questa è dunque l’origine dei triglifi e dei modiglioni nelle opere Doriche. 

[4] Per cui non può essere, come altri hanno detto, ingannandosi, che i triglifi rappresentino finestre: perché i triglifi si pongono nelle cantonale, e sopra i mezzi delle colonne, ne' quali luoghi di fatto l’arte non permette di praticarvi le finestre; poiché se mai le finestre vi si facessero, si slegherebbero le aderenze degli angoli negli edifici. Se poi si giudicasse esservi stati i vani delle finestre ove sono i triglifi, sembrerebbe per la stessa ragione che anche i dentelli nelle opere Joniche occupassero i luoghi delle finestre, perché tanto gli spazi che ci sono fra i dentelli, quanto quelli fra i triglifi si chiamano Metope. I Greci denominano Opas i letti dei travi e dei panconcelli, ed i nostri chiamano Columbaria questi vani. Cos’è presso di loro lo spazio, ossia l’intervallo che esiste fra due letti di travi, si dice Metopa. 

[5] Perciò , come nelle opere Doriche è stato inventato l’uso dei triglifi e dei modiglioni, così nelle Joniche la disposizione dei dentelli ha il suo ragionevole fondamento; e nella stessa maniera che i modiglioni figurano gli aggetti dei puntoni, ugualmente i dentelli Ionici sono un' imitazione degli aggetti dei panconcelli. E così nelle opere dei Greci nessuno ha posto i dentelli sotto i modiglioni, perché ripugna al vero che i panconcelli siano situati sotto i puntoni. Dunque, quelle cose che in realtà si devono situare sopra i puntoni ed i paradossi, se nella imitazione del vero si collocheranno sotto i medesimi, si tratterà di un’opera difettosa. Allo stesso modo gli Antichi non approvarono e non ordinarono nei frontespizi i modiglioni ed i dentelli, ma vi fecero le cornici semplici; per la ragione che i puntoni ed i panconcelli non possono essere compartiti, e nemmeno sporgere verso le facciate dove sono i frontespizi, ma si collocano inclinati dove sono le grondaie. Sicché essi ritennero che quello che nel vero non può effettuarsi, nemmeno possa con vera ragione sussistere ancorché fatto in apparenza. 

[6] Infatti, nel perfezionare le opere, vi trasportarono tutte quelle cose con una tale specialità, secondo le vere usanze della natura; e furono approvate solo quelle che nei ragionamenti, dovendosi sviluppare, possono avere principio di verità . E così, stabilite da tali principi, ci hanno lasciato le simmetrie e le proporzioni per ciascun ordine. Non discostandomi da ciò, come ho già parlato qui sopra degli ordini Jonico e Corinzio, ora brevemente esporrò la specie Dorica, e tutte le regole per la sua formazione.

Capitolo terzo

[1] Alcuni architetti antichi hanno affermato che gli edifici sacri non dovrebbero essere costruiti con ordine dorico, perché scandito in maniera falsa e incongrua con l'uso di esso. Queste erano le opinioni di Tarchesius, Pitheus, ed Ermogene. Quest'ultimo, infatti, dopo aver preparato una grande quantità di marmo per un tempio dorico, ha cambiato idea, e, con i materiali raccolti, ha fatto l'ordine ionico, in onore di Bacco. Non è perché questo ordine vuole bellezza, dall'antichità (genere), o la dignità di forma, ma perché il suo dettaglio è incatenato e scomodo, dalla disposizione dei triglifi, e la formazione del soffitto della corona (lacunari).

2. È necessario che i triglifi stanno centralmente sulle colonne, e che la metopæ che sono tra i triglifi dovrebbero essere più alte. Nelle colonne, agli angoli dell'edificio, i triglifi sono fissati all'estremità del fregio, e non sopra il centro delle colonne. In questo caso le metopæ adiacenti ai triglifi angolari non sono quadrati, ma più larga delle altre per metà della larghezza del triglifo. Coloro che decidono di fare le metopæ con parità, contrarre l'estremo intercolumnio mezzo la larghezza di una triglifo. È, tuttavia, un metodo falso, sia per allungare il metopæ o contrarre intercolonni; e gli Antichi, per questo motivo, sembrano aver evitato l'uso di ordine dorico nei loro edifici sacri.

3. Io, tuttavia, procederò a spiegare il metodo di usarlo, come ivi indicato dal miei padroni; in modo che se qualcuno un desiderio, lui sarà qui troverà le proporzioni dettagliate, e così modificato, che egli può, senza un difetto, in grado di progettare un edificio sacro di ordine dorico. La parte anteriore di un tempio dorico, quando vengono da utilizzare colonne, deve se tetrastylos, essere suddiviso in ventisette parti; se hexastylos, in quarantadue parti; una delle quali componenti è chiamato un modulo, dai greci ejmbavthV: dal modulo così trovato la distribuzione di tutte le parti è regolamentata.

4. Lo spessore delle colonne è pari a due moduli, la loro altezza pari a quattordici. L'altezza del modulo capitale uno, la sua ampiezza un modulo e un sesto. Sia l'altezza del capitale essere divisa in tre parti; allora una di quelle parti è da assegnare per l'abaco e la sua cimasa, un altro per il echino, con i suoi filetti; il terzo per la hypotrachelium. La diminuzione della colonna è di essere come diretto per l'ordine ionico nel terzo libro. L'architrave o epistylium, con la sua tenia e guttæ, è quello di essere un modulo di altezza; la Taenia è la settima parte di un modulo; la lunghezza del guttæ sotto il taenia piombo sulle triglifi, e comprendente il filetto, la sesta parte di un modulo. La larghezza del soffitto dell'architrave deve corrispondere con lo spessore della colonna al hypotrachelium. Negli triglifi architrave sono collocati, con metopæ un modulo e mezzo di altezza, e un modulo largo sulla faccia. Essi devono essere distribuiti in modo che, come ben oltre le colonne agli angoli, come sulle colonne intermedie, possono stare al di sopra dei due quartieri centrali delle colonne. Due sono da inserire in ciascuna intercolonnio, tranne che in quello centrale del pronao e posticum, in cui tre sono utilizzati; perché, rendendo le intercolumni centrali più ampio, un passaggio più libera sarà data a coloro che si avvicinano le statue degli dei.

5. La larghezza di un triglifo è diviso in sei parti, di cui cinque sono lasciati nel mezzo, e le due metà della parte restante, uno è posizionato sul lato destro e l'altra sulla estremità sinistra. Al centro di una superficie piana è di sinistra, chiamato il femore (coscia), dai greci mhro`V, su ciascun lato del quale i canali vengono tagliati, le cui facce formare un angolo retto; e sulla destra e sinistra di questi sono altri femori; e, infine, gli angoli sono i due canali mezzo. I triglifi essendo così disposti, la metopæ, quali sono gli spazi tra i triglifi, devono essere fintanto che sono alti. Sulle angoli estremi sono mezzo semi-metopæ un modulo di larghezza. In questo modo tutti i difetti del metopæ, intercolonni e lacunari, verrà posto rimedio.

6. I capitelli delle triglifi devono essere effettuati la sesta parte di un modulo. Negli capitali dei triglifi corona è da posare, la cui proiezione è una metà e una sesta parte di un modulo, con una cimasa Doric sopra, e un altro sopra di esso, in modo che, con la cimase, la corona è una metà di un alto modulo. Nel soffitto della corona, perpendicolarmente sopra i triglifi e centri della metopæ, sono disposti guttæ e affondamenti. Il primo, in modo da avere sei guttæ appaiono davanti e tre sul ritorno: gli spazi che si verificano dalla maggiore larghezza del metopæ oltre che dei triglifi, sono lasciati semplice o scolpita con rappresentazioni di fulmini, e vicino il bordo della corona un canale è tagliato, chiamato scotia. Le restanti parti, timpani, simæ, e corone, devono essere eseguiti simili a quelle descritte per gli edifici ionici.

7. Quanto sopra è il metodo utilizzato in opere diastyle. Se il lavoro sia sistile, con un monotriglyph: il fronte dell'edificio, quando tetrastylos, deve essere divisa in parti ventitré; quando hexastylos, in trentacinque: di questi, una parte è presa per un modulo; secondo il quale, come sopra indicato, il lavoro deve essere stabilito.

8. Così, negli epistylia sono due metopæ e uno triglifi, e negli angoli uno spazio sarà lasciato uguale a metà un triglifo. La parte centrale, sotto il frontone, sarà pari allo spazio di tre triglifi e tre metopæ, affinché il intercolumnio centrale può dare spazio a chi si avvicina al tempio, e presentare una visione più dignitosa della statua del dio. Nel corso dei capitali dei triglifi una corona deve essere collocato, con una cimasa Dorico sotto, come descritto sopra, e un altro sopra. La corona, anche, insieme al cimase, corrisponde alla metà di un alto modulo. Il soffitto della corona, perpendicolarmente sopra i triglifi e centri della metopæ, è quello di avere guttæ e affondamenti, e le altre parti come indicato per il diastyle.

9. È necessario che le colonne devono essere fatte in venti volti, che, se piano, avranno venti angoli; ma se incanalato, essi devono essere formati in modo che un quadrato che si descrive, il cui lato è uguale a quello del canale o scanalatura, se, al centro della piazza, la punta di un compasso essere posto, e segmento di un cerchio essere disegnato, toccando gli angoli della piazza, tale segmento determinerà il loro affondamento. Così è la colonna dorica correttamente smussati.

10. Per quanto riguarda lo spessore aggiuntivo nel mezzo di esso, come accennato nel terzo libro, rispettando colonne ioniche, occorre fare riferimento a quel luogo. Come la simmetria esterna di edifici Corinto, dorico, ionico e è stato spiegato, è necessario dare le indicazioni per le modalità interne della cella e pronao.

Capitolo 4


1. La lunghezza di un tempio deve essere due volte la sua larghezza. La cellula stessa deve essere in lunghezza, un quarto più della larghezza, compresa la parete in cui le porte sono vincolate. I restanti tre parti corrono avanti alla antae delle pareti del pronao, che antae devono essere dello stesso spessore delle colonne. Se il tempio essere più ampia di venti piedi, due colonne sono interposti tra i due antae, per separare pteroma da pronao. I tre intercolumni tra il antae e le colonne possono essere chiusa con recinzione lavoro, sia di marmo o di legno, così, tuttavia, che essi sono dotati di porte in loro per l'accesso al pronao.

2. Se la larghezza sia maggiore di quaranta piedi, colonne opposte a quelle che sono tra antae, sono posizionati verso la parte interna, della stessa altezza come quelli davanti, ma il loro spessore deve essere diminuita come segue. Se quelli davanti sono un ottavo della loro altezza di spessore, questi devono essere un nono; e se i primi sono un nono, o un decimo, questi ultimi devono essere proporzionalmente diminuita. Per cui l'aria non gioca intorno a loro, la diminuzione così operata non sarà percepito; per timore che, tuttavia, dovrebbero apparire più snella, quando le scanalature delle colonne esterne siano ventiquattro di numero, questi possono avere ventotto anni, o anche trentadue. Pertanto, ciò che viene preso dalla massa assoluta dell'albero, sarà impercettibilmente aiutato dal numero delle scanalature, e sebbene di spessori differenti, essi hanno l'aspetto di essere uguale.

3. Ciò deriva dall'occhio abbracciare un maggior numero di superfici, e quindi produce sulla mente l'effetto di un corpo più grande. Per se due colonne, ugualmente denso, una senza scanalature, e l'altra scanalata, sono misurate rotonda con linee, e la linea passa sopra le scanalature e le aste, anche se le colonne sono di uguale spessore, le linee che li cinger non sarà uguale, per ciò che passa sopra i filetti e scanalature sarà ovviamente più lunga. Stando così le cose, non è improprio in situazioni ristretti e chiusi per rendere le colonne di proporzioni snella, quando abbiamo la regolazione delle scanalature per assisterci.

4. Lo spessore delle pareti della cella deve dipendere dalla grandezza del lavoro, avendo cura, tuttavia, che le antae sono dello stesso spessore delle colonne. Se costruito in modo ordinario, essi devono essere di piccole pietre, molto accuratamente definiti, ma se di pietra quadrata o marmo, i pezzi devono essere essenzialmente piccola e di uguali dimensioni, perché poi, le pietre superiori provenienti oltre la metà della giunto sotto di loro, legare il lavoro insieme e dargli forza; filetti di calce utilizzati nell'indicare le articolazioni e letti conferiscono al lavoro un aspetto gradevole.

Capitolo 5


1. Se vi è nulla per impedirlo, e l'uso dell'edificio permetterà, i templi degli dei immortali dovrebbe avere un aspetto così, che la statua nella cella può avere la sua faccia verso ovest, in modo che chi entra al sacrificio, o per fare offerte, può avere la faccia a est, così come per la statua nel tempio. Così supplici, e quelli che eseguono i loro voti, sembrano avere il tempio, est, e la divinità, per così dire, guardando su di loro nello stesso momento. Quindi tutti gli altari degli dèi devono essere posizionati verso est.

2. Ma se la natura del luogo non lo permettono, il tempio deve essere rivolto il più possibile, in modo che la maggior parte della città può essere visto da esso. inoltre, se i templi costruiti sulle rive di un fiume, come quelli in Egitto il Nilo, dovrebbero affrontare il fiume. Così, anche se i templi degli dei eretti sul lato della strada, essi devono essere collocati in modo tale che i passanti possono guardare verso di loro, e rendere la loro obbedienza.

Capitolo 6


1. Le seguenti sono le regole per porte vie dei templi, e per i condimenti (antepagmenta). Prima la specie è da considerare: questo è dorico, ionico, o soffitta. Il Doric è costruita con queste proporzioni. La parte superiore della cornice, che è al di sopra il condimento superiore, è quello di essere a livello con la parte superiore delle capitali del pronao. L'apertura della porta è determinato come segue. L'altezza dal pavimento al lacunari deve essere divisa in tre parti e mezzo, due dei quali costituiscono l'altezza delle porte. L'altezza così ottenuto deve essere diviso in dodici parti, di cui cinque e mezzo sono dati alla larghezza della parte inferiore della porta. Questo diminuisce verso l'alto, pari a un terzo della medicazione, se l'altezza sia non superiore a sedici piedi. Da sedici piedi a venticinque la parte superiore dell'apertura è contratto per un quarto della medicazione. Da venticinque a trenta piedi nella parte superiore si contrae un ottavo della medicazione. Quelli che sono più alti dovrebbero avere i loro lati verticali.

2. Lo spessore delle medicazioni di fronte è pari ad un dodicesimo dell'altezza della porta, e sono a diminuire verso l'alto una parte quattordicesima della loro larghezza. L'altezza dell'architrave è pari alla parte superiore della medicazione. La cimasa è di essere una sesta parte della medicazione; la sua proiezione pari al suo spessore. La cimasa deve essere scolpito nella forma lesbica, con un astragal. Sopra la cimasa dell'architrave della medicazione (supercilium), il friezæ (hyperthyrum), è posto, ed è quello di avere una cimasa dorico, con un astragal lesbica, in bassorilievo. Sopra questa corona è posto, unornamented, e con una cimasa. La proiezione è eguagliare l'altezza del supercilium posta sopra l'architrave della medicazione. A destra e sinistra, projectures sono fatti; e le cimase delle medicazioni sono collegati da una mitra.

3. Se le porte sono ionica, la loro altezza deve essere regolata come in quelli che sono dorico. La loro larghezza si trova dividendo l'altezza in due parti e mezzo, e prendendo uno e mezzo per la larghezza di seguito. La diminuzione è di essere come nel porta-modo dorico. La larghezza delle medicazioni è di essere una parte quattordicesima dell'altezza dell'apertura; cimasa la sesta parte della loro larghezza; il resto, deducendo cimasa, deve essere divisa in dodici parti, di cui tre sono dati alla prima fascia, con l'astragalo, quattro al secondo, e cinque alla terza. Le fasce, con l'astragalo, eseguire piuttosto intorno alle medicazioni.

4. Gli elementi superiori della porta vie sono le stesse di quelle del dorico. Le capriate (anones), o prothyrides, che sono scolpiti a destra ea sinistra, arrivano fino in fondo il livello dell'architrave, esclusivo della foglia. La loro larghezza sul viso è un terzo di quello della medicazione, e al quarto parte inferiore meno. Le porte in legno devono essere messi insieme in modo che gli stili di cerniera (scarpi Cardinales) possono essere un dodicesimo dell'altezza dell'apertura. I pannelli (timpani) tra gli stili devono essere tre su dodici parti di larghezza.


5. La disposizione delle rotaie deve essere tale che quando l'altezza è diviso in cinque parti, due sono dato alla tomaia e tre al binario inferiore. Al centro sono posizionati i binari centrali (impages Medii); gli altri sono disposti sopra e sotto. La larghezza della guida è quello di essere un terzo del pannello, e la sua cimasa una sesta parte della rotaia stessa. La larghezza degli stili interni è la metà della rotaia, e l'innalzamento (replum) quattro sesti del rail. Gli stili più vicine medicazioni sono una metà della rotaia. Se le porte sono pieghevoli, l'altezza rimane la stessa, ma la larghezza deve essere aumentata. Se in quattro pieghe, l'altezza deve essere aumentata.

6. Le porte Attic sono fatti della stessa proporzione il dorico, salvo che, nei condimenti, il ritorno fasce all'interno della cimasa; e questi sono proporzionati in modo, che esclusiva della cimasa, essi devono essere due settimi. Queste porte non devono essere intarsiato (cerostrata), né in due pieghe, ma singolo piegati, e aprono verso l'esterno. Ho spiegato, al meglio della mia potenza, le proporzioni utilizzate nella definizione dorico, ionico e corinzio templi, secondo i metodi approvati. Vorrei ora trattare della disposizione dei templi toscani, e come dovrebbero essere costruite.

Capitolo 7


1. La lunghezza del sito del tempio previsto, deve essere suddiviso in sei parti, da cui sottrarre una parte, la sua larghezza è così fatta. La lunghezza viene quindi divisa in due parti, di cui la più lontana è assegnata alla cella, che il prossimo fronte alla ricezione delle colonne.

2. La larghezza di cui sopra è da dividere in dieci parti, di cui, tre a destra e tre a sinistra sono per le celle più piccole, o per la alae, se tali sono necessari: gli altri quattro sono da dare alla parte centrale. Lo spazio prima che le cellule del pronao, è quello di avere le sue colonne in modo organizzato, che quelli agli angoli devono corrispondere alla antae delle pareti esterne: i due centrali, di fronte le mura, tra il antae e la metà del tempio, devono essere disposte in modo che tra il antae e le colonne sopra, e in quella direzione, altri possono essere collocati. Lo spessore sotto deve essere un settimo della loro altezza: la loro altezza un terzo della larghezza del tempio, ed il loro spessore in alto è quello di essere un quarto inferiore al loro spessore al fondo.

3. Le loro basi sono alla metà del diametro di altezza. I plinti, che devono essere circolare, sono metà dell'altezza della base, con un toro e filetto sopra alto come lo zoccolo. L'altezza del capitale corrisponde alla metà del diametro. La larghezza dell'abaco è uguale al diametro inferiore della colonna. L'altezza del capitale deve essere diviso in tre parti, di cui uno è assegnato al plinto o abaco, un altro per il echino, terzo al hypotrachelium, con la sua apophyge.

4. Negli colonne accoppiate travi sono disposte di tale altezza come la grandezza del lavoro può richiedere. La loro larghezza deve essere uguale a quello della hypotrachelium nella parte superiore della colonna, e sono ad accoppiarsi così insieme con tasselli dovetailed da lasciare uno spazio di due pollici tra loro. Infatti, se essi sono disposti toccano, e l'aria non gioca intorno a loro, si riscaldano e presto marcire. Sopra le travi e pareti mutuli uno progetto quarto l'altezza della colonna. Di fronte a questi membri sono fissi, e su di loro il timpano del frontone, sia in muratura o in legno. Sopra il frontone della cresta pezzi (columen), travi (cantherii), e arcarecci (templa), sono distribuite in modo che l'acqua potrebbe gocciolare da esso su tre lati.

Capitolo 8


1. I templi circolari sono costruiti, di cui alcuni sono MONOPTERAL, con colonne senza una cella; altri sono chiamati peripteral. Quelli senza una cella ha un piano rialzato (tribunale), e l'ascesa ad essa pari a un terzo del loro diametro. Sulle piedistalli (stylobatæ) colonne sono sollevate, la cui altezza è uguale al diametro che il piedistallo occupa, ed il loro spessore, comprese le basi e capitali, un decimo della loro altezza. L'altezza dell'architrave è la metà del diametro; il fregio e membri su di esso devono essere proporzionata in base alle istruzioni in tal senso, che sono stati dati nel terzo libro.

2. Ma se l'edificio sia peripteral, a due passi, e poi le colonnine sono costruiti a norma dello stesso; la parete della cella è sollevata ad una distanza da piedistalli di circa un quinto di tutto il diametro, e nel mezzo viene lasciato un'apertura per la porta. La chiara diametro della cella all'interno delle mura, è pari all'altezza delle colonne sopra i piedistalli. Le colonne rotonde della cellula sono proporzionati come sopra indicato.

3. Al centro del tetto, l'altezza di esso è uguale alla metà del diametro del lavoro, esclusiva del fiore. Il fiore senza la piramide è uguale nelle dimensioni i capitelli delle colonne. Le altre parti devono essere simili in proporzioni e la simmetria a quelli già descritti.

4. Altre specie di templi sono eretti, regolata sugli stessi principi, ma con una diversa disposizione di parti, come il tempio di Castore nel Circo Flaminio, e di peli Giove (veiove), tra i due boschetti. Come anche, sebbene più ingegnosamente ideato, quello di Diana Aricina, con colonne su ogni fianco del pronao. I primi templi costruiti simile a quella di Castor nel circo, erano quelli di Minerva Attica, le proporzioni dei quali sono simili. La lunghezza delle cellule è il doppio della loro larghezza, e in altri aspetti, quelle simmetrie che sono utilizzati nella parte anteriore sono conservati sui lati.

5. Altri, con una disposizione di colonne simili a quella osservata nei templi toscani, trasferirla a corinzi e ionici tramite i disegni; per alcuni esempi, invece del antae che corrono dal pronao, due colonne sono sostituite, e quindi i principi toscani e greci sono mescolati.

6. Altre rimozioni della parete della cella, e metterli tra le intercolonni del pteroma, dare più spazio alla cella per la sua rimozione, e conservando in altri aspetti, le stesse proporzioni e la simmetria, sembrano aver inventato un'altra specie che possono essere chiamato pseudoperiptero. Questi diversi tipi di templi dipendono dai sacrifici qui compiuti; i templi agli dei non sono tutti da costruire nello stesso modo, sono diversi a seconda del culto e riti sacri.

7. Secondo le regole che mi hanno insegnato, ho spiegato i diversi principi su cui sono costruiti i templi, i diversi ordini e la simmetria dei loro dettagli, dove e come si differenziano rispettivamente; e questo l'ho scritto al meglio delle mie capacità. Passo ora a descrivere gli altari degli dèi immortali, e la loro situazione adattata ai sacrifici.

Capitolo 9


[1] L'aspetto di altari dovrebbe essere ad est, e dovrebbero sempre essere inferiori le statue nel tempio, in modo che i supplici e quelli che sacrificio, guardando verso la divinità, può stare in piedi più o meno inclinato, come la riverenza fatta potrebbe richiedere di essere proporzionata. Quindi gli altari sono quindi artificiosi; le altezze di quelle di Giove e gli dei celesti sono di essere il più alto in quanto potrebbe essere convenientemente; quelli di Vesta, la Terra, e il mare sono fatti più bassi. Su questi principi, altari in mezzo ai templi sono convenientemente proporzionati. In questo libro viene dato il metodo della progettazione dei templi; in seguito, saranno date le modalità e le regole da osservare negli edifici pubblici.


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