Videosorveglianza

La videosorveglianza va a braccetto con la tutela della Privacy: se da un lato il privato vuole sorvegliare ciò che accade all'interno o all'esterno della sua postazione di lavoro, dall'altra parte, che viene filmato deve aver la certezza che la sua privacy sia tutelata.

Il legislatore più volte si è espresso per andare a coprire tutti gli aspetti, dalla tutela dei lavoratori, al controllo su chi può visionare i filmati.

In questa guida a seguire, prima terrò una breve introduzione legislativa, quindi passeremo nel dettaglio per andare a coprire tutti i dati relativi alla documentazione da presentare alla Direzione territoriale del lavoro locale per inserire gli apparati di videosorveglianza all'interno delle proprie attività.

I 4 PRINCIPI

Principio di liceità: la videosorveglianza deve essere nel rispetto delle regole in materia di protezione dei dati personali;
Principio di necessità: non può essere usata in maniera superflue onde evitare eccessi e ridondanze;
Principio di proporzionalità:  la videosorveglianza deve essere usata solo quando le altre misure valutate siano risultate insufficenti o inattuabili. Non possono essere installati impianti solo per meri fini di apparenza o di prestigio.


Se la loro installazione è finalizzata alla protezione di beni, anche in relazione ad atti di vandalismo, devono risultare parimenti inefficaci altri idonei accorgimenti quali controlli da parte di addetti, sistemi di allarme, misure di protezione degli ingressi, abilitazioni agli ingressi.

Non va adottata la scelta semplicemente meno costosa, o meno complicata, o di più rapida attuazione, che potrebbe non tener conto dell’impatto sui diritti degli altri cittadini o di chi abbia diversi legittimi interessi.

Principio di finalità: gli scopi perseguiti devono essere determinati, espliciti e legittimi. Ciò comporta che il titolare possa perseguire solo finalità di sua pertinenza.

In ogni caso, possono essere perseguite solo finalità determinate e rese trasparenti, ossia direttamente conoscibili attraverso adeguate comunicazioni e/o cartelli di avvertimento al pubblico, e non finalità generiche o indeterminate, tanto più quando esse siano incompatibili con gli scopi che vanno esplicitamente dichiarati e legittimamente perseguiti. Le finalità così individuate devono essere correttamente riportate nell’informativa.


La videosorveglianza da parte di soggetti privati
Si possono installare telecamere anche senza il consenso degli interessati, qualora chi intenda rilevare le immagini persegue il fine di un interesse legittimo a tutela di persone e/o beni, nel rispetto a possibili aggressioni, furti, rapine, atti vandalici, prevenzione incendi, sicurezza, .... ecc.....


Durata dell’eventuale conservazione

Seguendo il principio di proporzionalità, la conservazione delle registrazioni deve essere commisurata al grado d'indispensabilità e per il tempo necessario, che deve essere predeterminato. Il limite massimo di orario è di 24 ore, tranne diverse specifiche o particolari necessità, quali ad esempio la chiusura per festività o se predisposto da una specifica richiesta investigativa dell'autorità giudiziaria. Se per specifiche esigenze, come ad esempio le attività bancarie, dove il riconoscimento di eventuali illegalità può richiedere tempistiche maggiori, la conservazione delle registrazioni può essere di tempo superiore, comunque mai superiore alla settimana.
Icona rappresentante una videocamera


INFORMATIVA
Chi entra nella zona videosorvegliata deve essere informato, attraverso una formula sintetica che deve chiarire la situazione. Il Garante ha pertanto predisposto un fac-simile, come quello qua a lato.






LEGISLAZIONE:
  • Art. 4 della Legge 300/70 (Statuto del Lavoratori) pone il DIVIETO dell’uso di impianti audiovisivi e di altri apparecchi che abbiano la finalità di controllo a distanza dell’attività lavorativa, ad eccezione dei casi giustificati da esigenze organizzative, produttive o di sicurezza.
  • Il Decreto Lgs. 151/2015 del settembre 2015 cambia il rapporto tra imprese e lavoratori per quel che riguarda l’impiego dei sistemi di videosorveglianza e degli strumenti utilizzati dai dipendenti per svolgere la normale prestazione lavorativa definendo un criterio più generale che fa capo al Codice della Privacy e non più solo allo Statuto dei Lavoratori.
La principale novità inserita nel d.lgs. 151/2015 è nell'aumento delle casistiche per i sistemi di videocontrollo. Oltre a tutelare i lavoratori si inserisce anche il concetto di tutela del patrimonio aziendale e non solo legato alle esigenze produttive, organizzative o di sicurezza sul lavoro. Grazie a questa modifica sarà più facile per i datori di lavoro avere l'autorizzazione senza andare continuamente in contrasto con lo statuto dei lavoratori che vieta il controllo a distanza dei dipendenti.

Si dovrà procedere comunque a informare dettagliatamente i dipendenti riguardo alle tecnologie utilizzate, la gestione e la memorizzazione dei dati, oltre che le modalità di distruzione.

Si potrà procedere al monitoraggio a distanza dei dipendenti senza necessità di autorizzazione preventiva in due soli casi:

  1. Se il lavoratore utilizza strumenti per svolgere la propria prestazione lavorativa: tipo l'installazione di localizzatori GPS sui veicoli commerciali. 
  2. Se il titolare utilizza strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze: la telecamera installata sulla macchina di lettura del badge.

Di seguito l’estratto del D.Lgs. di nostro interesse:

” 1. L’articolo 4 della legge 20 maggio 1970, n. 300 e’ sostituito dal seguente: «Art. 4 (Impianti audiovisivi e altri strumenti di controllo).
1. Gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilita’ di controllo a distanza dell’attivita’ dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali. In alternativa, nel caso di imprese con unita’ produttive ubicate in diverse province della stessa regione ovvero in piu’ regioni, tale accordo puo’ essere stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale. In mancanza di accordo gli impianti e gli strumenti di cui al periodo precedente possono essere installati previa autorizzazione della Direzione territoriale del lavoro o, in alternativa, nel caso di imprese con unita’ produttive dislocate negli ambiti di competenza di piu’ Direzioni territoriali del lavoro, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze.
3. Le informazioni raccolte ai sensi dei commi 1 e 2 sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro a condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione delle modalita’ d’uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli e nel rispetto di quanto disposto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.». 2. L’articolo 171 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e’ sostituito dal seguente: «Art. 171 (Altre fattispecie). – 1. La violazione delle disposizioni di cui all’articolo 113 e all’articolo 4, primo e secondo comma, della legge 20 maggio 1970, n. 300, e’ punita con le sanzioni di cui all’articolo 38 della legge n. 300 del 1970.». “

La Direzione Provinciale del Lavoro, al fine del rilascio della propria autorizzazione, dovrà provvedere a svolgere un sopralluogo per verificare, in particolare, se l’angolo di ripresa delle telecamere sia o meno compatibile con il divieto sancito dall’art. 4 della legge n. 300/1970 ed eventualmente indicherà le prescrizioni da osservare.


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