Piccolo sfogo tecnico

Io come altri miei colleghi, siamo stati in Centro Italia per l'emergenza sismica. Se c'è qualcosa che ho imparato durante la mia vita è che si deve essere sempre pronti, ma chi è preparato lo dimostra quando ci sono le emergenze. Si sta molto male quando si chiamano amici che in lacrime ti dicono che sono senza speranze, e vedere il sistema che non funziona, con promesse che si susseguono le une alle altre senza mai trovare ragione.

Emergenza sismica, nata dal terremoto, aggravata dal Governo e dallo Stato, che non è preparato per l'emergenza in se. Gli italiani, brava gente, hanno da subito acceso la macchina della solidarietà, realizzando un'opera benefica straordinaria, che tuttavia oggi ha finito la benzina, come i generatori utilizzati dagli sfollati per scaldarsi.

Dopo aver già sentito di persone che sono state obbligate a demolire manufatti realizzati post-terremoto perché non avevano nessuna autorizzazione. C'è da condannare i politici e i grandi dirigenti, che potevano prendere decisioni che andassero a semplificare il sistema, invece no. C'è da condannare Vasco Errani che per i poteri di Commissario Straordinario poteva intervenire celermente (come aveva fatto Bertolaso a L'Aquila). C'è da condannare anche i piccoli burocrati, che invece di chiudere un occhio e fare finta di niente, usando il buonsenso (requisito che dovrebbe essere indispensabile per lavorare nella Pubblica Amministrazione), intervengono andando a peggiorare le cose.

L'ultima notizia riguarda il signor Enzo Rendina, un 58enne rimasto senza casa e che voleva rimanere vicino alla sua zona. I fatti si sono svolti a Pescara del Tronto, e dopo il terremoto del 24 agosto la sua casa era stata rasa al suolo, tuttavia Enzo non si è arreso ed è rimasto lì. Ma la scossa del 30 ottobre ha convinto anche lui a spostarsi al campo di Borgo d'Arquata, dopo che Aleandro Petrucci, sindaco di Arquata, aveva ordinato l'evacuazione totale.

Anche Vasco Errani aveva provato a convincerlo verso fine settembre, ma il buon Enzo ha risposto chiaro:'Io la vita l'ho rischiata quella notte, non certo oggi". Nel frattempo Enzo viveva con quello che trovava, lavandosi con l'acqua ghiacciata della montagna come i cinghiali. Vivendo in questo periodo anche nel campo di Borgo d'Arquata.

Ma a qualche burocrate non piaceva Enzo, che tutti i giorni viveva con i soccorritori per cercare di mettere a posto il suo paese, o quello che c'è rimasto. Quindi arriva la Procura di Ascoli, per la quale Enzo Randini turba e ostacola le funzioni operative della Protezione Civile e rallenta le operazioni di costruzione delle soluzioni abitative d'emergenza. In fondo Enzo non voleva andarsene in un comodo hotel sulla costa, ma restare dove poteva realmente fare qualcosa. Tuttavia arriva Miss Neve, e 2 metri di neve schiacciano la tenda dove viveva, costringendo i Vigili del Fuoco a soccorrerlo e trasferirlo a Pescara, dove viveva nella caserma su un materassino e con i propri effetti personali. Questo materassino e il suo ingombro, creava difficoltà e interferiva nell'attività dei Vigili del Fuoco, portandolo ad essere arrestato per interruzione di pubblico servizio. 

Enzo, come tanti colpiti da questa sequenza sismica, ha sviluppato una fobia alla case in muratura, regolarmente certificata da un medico. Anche durante il processo, l'avvocato lo ha difeso definendolo un arresto assurdo, di un uomo che ha la sola colpa di essere innamorato della propria terra e che lì vuole vivere. 

Ed arrivarono due gendarmi con i pennacchi e con le armi, che costrinsero Enzo ad allontanarsi da Arquata in manette. Il giudice, un pò di buon senso lo ha avuto, e gli ha restituito la libertà, costringendolo tuttavia a stare lontano dalla sua terra.

Enzo si è guadagnato una ulteriore denuncia per resistenza a pubblico ufficiale, difatti mentre veniva arrestato gli è stato tolto lo zaino che conteneva quelle quattro cose che aveva recuperato tra le macerie, la cosa non gli è piaciuta all'uomo.

Ora è a Pescara, costretto a vivere in esilio dalla sua terra. Ha chiesto un container o anche solo una tenda, dove poter andare a vivere per tornare in quella terra tanto amata.

Chissà se Enzo tornerà nella sua casa di Arquata, almeno per l'estate. Dove potrebbe dare una mano ai tanti soccorritori. Ci servirebbe qualche altro a processo, non gente come Enzo. L'assurdo!

Ora c'è da rimettersi in careggiata, eliminare piani regolatori, vincoli, e qualsivoglia cosa, per dare possibilità a queste persone di costruire case calde, in tempi rapidi. Basterebbe una piccola clausola, dove il Governa permetta ai Privati che risiedevano nei comuni interessati di costruire liberamente, evitando così la speculazione edilizia. 







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